Piz Boè

21 Settembre 2019 - sab

Verso il Il Piz Boè 

Giro dolomitico spettacolare alla conquista dei 3150 metri del Piz Boè. 
Approfittando dell'ultimo weekend di apertura degli impianti, partiamo da quello di Alba-Penia alla volta del Col dei Rosc , lasciando la nebbia ed il cielo grigio della val di Fassa per il sole ed un cielo limpidissimo a illuminare un panorama pazzesco. 
Scendiamo brevemente in direzione del Rif. Baita Fredarola, deviano però poco prima sulla sinistra a imboccare il bel sentiero in discesa 601, momentaneamente chiuso con transenne per lavori (si riesce a passare comunque a piedi) fino a raggiungere il trafficato Passo Pordoi.   
Qua ci armiamo di buona volontà e cominciamo a salire spallando lungo i 2 km e ben 650 metri di dislivello che sempre più ripidi arrivano zigzagando su insidioso ghiaione ai 2848m. del Rif. Pordoi. 

Qui si apre un paesaggio lunare, un altopiano di bianca pietra dolomitica racchiuso da un anfiteatro di 3000, il più alti dei quali, meta della nostra uscita svetta sulla nostra destra, raggiungibile dopo un km di altopiano e altri 300 metri di salita. Vista l'orda di  trekkers e merenderos che salgono come processionarie per il sentiero attrezzato, decidiamo di non portarci dietro le bici per gli ultimo 200 metri e le parcheggiamo alla base della bianca piramide, oggetto di stupore per chi se le trovano davanti a quasi tremila metri di altitudine... 
Il sentiero presenta grossi blocchi di pietra levigata all'inverosimile dal passaggio pedonale, ed è attrezzato nei punti maggiormente ostici da scalette e corde in acciaio... sarebbe molto difficile issare le bici con il solo scopo di farsi la foto sopra...in discesa i tratti fattibili sarebbero si' e no di una 50ina di metri, per cui non abbiamo molti rimpianti. 
Sulla cima il piccolo Rif. Capanna Fassa è in overflow di ospiti, la cima sembra la spiaggia di Rimini a Ferragosto, si fa fatica a trovare posto dove sedersi e manco il cartello che indica i 3152 metri della cima si fatica a fotografare!
Dopo una meritata birra e un panino, scendiamo a recuperare le bici e in freeride ci ricongiungiamo al sentiero 627 che scende ai 2873 m. del  Rif. Boè (in ampliamento). 
Ora, finita la discesa sul sentiero 647A le cose cominciano a farsi davvero cattive: giunti all' Antersass ci aspetta prima una ferrata di 100 metri ci fa penare non poco a stare in equilibrio sulla parete verticale con una mano sul cavo di acciaio e l'altra a tenere 15 kg di bici sospesa nel vuoto... avanziamo come lumache, fermandoci a riposarsi ogni 5 metri, lasciando pure passare della gente proveniente in senso opposto in virtuosismi d'equilibrio... 
Consiglio a chi vuole fare la pazzia di ripeterlo di portarsi se non il set da ferrata, quantomeno un cordino con moschettone per fermarsi in sicurezza a prendere fiato!  
Finita questa, dopo un altro agevole tratto di altipiano lunare una discesa molto ripida su ghiaione instabile dove le gomme letteralmente affondano e si fatica a tenere le traiettorie... impossibile stare in sella per più di una ventina di metri consecutivi... 
Il continuo sali & scendi per passare grosse rocce franate fa poi perdere la pazienza, motivo per cui scendere bici per mano si rivela più sensato e meno affaticante, non che sia meno difficoltoso. 

Le cose non migliorano di molto scendendo nella Val Lasties per 3/4 dell'intera traccia... solo nel finale il suolo più compatto rende divertente la discesa. 
Attraversata l'asfalto che porta al Sella prendiamo per sentieri, corti ma molto divertenti fino alla Capanna Lupo Bianco. 
Da qui a Canazei prendiamo per il sentiero del Sellaronda, inizialmente su single track nel bosco e con insulso finale a palla sulla pista da sci fino a Canazei dove per strada secondaria torniamo giusti in tempo per portare fuori le auto dalla sbarra del parcheggio dell'impianto appena chiuso (ricordatevi al mattino di convalidare alla cassa il gettone rosso ricevuto in entrata!!!). 

Giro spettacolare per il paesaggio, veramente da top (assieme a quello del Giro del Catinaccio), molto intenso per la poca ciclabilità sia in salita che discesa, ma per gli appassionati di cicloalpinismo molto appagante. Presenti all'avventura: Diego, Fabio e Flavio. 



DIVERTIMENTO :  7
DIFFICOLTA'      : 9+
PANORAMA       :  10
NOTE:  giro estremo, PRESENTI FERRATE e tratti esposti.

DATI RIEPILOGATIVI:
Lunghezza: 22km, ↗1960m, ↘1890m
Tempo: 07:24:12h, In movim.: 04:37:33h, 





TRACCIA:



FOTO :
L'ALBUM COMPLETO lo trovate cliccando qui:  GOOGLE PHOTO
















































Giro del Catinaccio d'Antermoia - 2 gg

15 e 16 Agosto 2019 - gio e ven


il Lago d'Antermoia 


Prendendo spunto da un giro pubblicato sulla sezione itinerari del Mtb-Mag, "Il miglior Catinaccio" e grazie alle tracce gentilmente condivise dall'amico Obbi che lo ha suddiviso in due giornate allungando il divertimento, siamo partiti di Ferragosto io e Diego alla volta di Moena. I giorni non sono proprio i più indicati per girare sui sentieri, ma la disponibilità dei rifugi e impegni familiari ci hanno lasciato poca possibilità di scelta.

1° gg - 15 Agosto
Partenza alle 9.00 dal parcheggio vicino alla chiesa, mentre l'omelia diffusa con altoparlanti all'esterno giungeva al temine. In cerca di un caffè per iniziare il giro saliamo alla malga  Roncac, scoprendo pero' che il bar apre alle 10.30... evidentemente qua in montagna tutti se la prendono comoda.
Continuiamo a salire su ripida strada forestale, con cartelli di divieto di transito per pedoni e biciclette, causa innumerevoli aree di manovra e deposito per le operazioni di ripristino dei disastri del Vaja che qua ha fatto veramente rasato a zero interi versanti di montagne, specie nella zona del Latemar. 
Arriviamo all'Hotel Savoy, sul trafficato Passo di Carezza (o Costalunga) a 1752 m. 
Seguiamo per un breve tratto la ciclabile, dove Diego per far passare due signore anziane va a toccare le palizzate con il manubrio e fa un 360° dagli esiti piuttosto pesanti: botta alle costole, escoriazioni su gambe e braccia, ciclocomputer a pezzi... evidentemente la benedizione della partenza non è servita a molto... Ricomposti i pezzi e medicate le ferite ripartiamo prendendo un breve tratto di asfalto direzione Rif. Duca di Pistoia dove subito dopo prendiamo il sent 1B per la Messner Alm, dove prendiamo un ripido sentiero 1 che porta al 549, sentiero del Masarè. 
Qua i panorami finalmente si aprono su Latemar a destra e la Roda di Vael a sinitra sopra di noi...unite al sentiero saliscendi molto flow è un vero divertimento. 
Abbandoniamo il 549 per restare bassi sul 552 fino al Rif. Paolina dove ci facciamo due coke prima di affrontare bici a spinta e spalla il tratto che ci riporta sul 549 in prossimità del monumento con l'aquila in bronzo a Christomannos, strapieno di merenderos a farsi selfies...  
Si prosegue in falsopiano fino al rif Roda di Vael (2283 m). 
Qui prendiamo il sentiero 545, spettacolare, che in costa alle Pale Rabbiose porta al Rif. Negritella(1986 m.). Penso di non aver mai visto cosi' tanta gente in un rifugio in vita mia... sembra di essere in un mercato all'ora di punta! 
L'idea era di prendere il bel sentiero pedonale nel bosco che porta al Rif. Catinaccio, senza dover perdere 120 metri di quota e poi risalire per la strada carrabile. Consci del divieto alle biciclette attendiamo quindi una buona mezz'ora abbondante che i merenderos facciano rientro, approfitandone per una fresca birra. Il sentiero sembra ora deserto e ci mettiamo in marcia comunque a passo d'uomo. Troviamo qualche passeggiatore, ma non serve nemmeno fermarsi, tanto il sentiero è molto largo e nessuno si lamenta. Dal Rif Catinaccio (abbandonato) comincia a salire una strada forestale con fondo ripido e smosso che non da' tregua e, anzi, aumenta la pendenza man mano che si sale. Le ultime rampe le facciamo a spinta, arrivando al Rif. Vajolet (2243 m.) ancora vivi e in anticipo sui tempi preventivati in timore dell'arrivo di un temporale secondo le previsioni meteo. 
Prendiamo possesso dei letti in camerata, doccia e alle 19.15 ottima cena con insalatona self service, pennette al gorgonzola e noci, brasato con purè e dolce finale. Facciamo conoscenza con due simpatici ragazzi doppiatori giunti da Roma, scambiandoci interessanti racconti di viaggio e poi alle 8.30 cerchiamo di fare rientro in camera ma fuori fulmini, grandine e acqua gelida ci impediscono di raggiungere lo stabile delle camerate... fortuna nel giro di un quarto d'ora il tutto finisce e si può andare a letto.  

2° gg - 16 Agosto
Alle 6.00 la gente comincia già ad alzarsi, noi cerchiamo di tenere duro ancora un pò ma alla fine la voglia di partire ci sbranda e alle 7.15 siamo già a fare una abbondante colazione, questa volta con al tavolo due giovani trekkers austriache di Insbruck e Vienna dirette al Tires. 
Preparati gli zaini e recuperate le bici nel garage (inutile dire che di bici qua ne vedono gran poche e c'eravamo solo noi), riprendiamo nella gelida mattina a risalire verso il Rif Principe (era la nostra meta del primo giorno ma non c'era piu posto). La pendenza aumenta e spesso complice il fondo smosso si deve spingere. 
Ai 2599 del Rifugio non è ancora finita...lo sguardo va nell'unica direzione possibile, quella cioè dove vediamo gente arrampicarsi o quasi con fatica quei 170 metri verticali fino al Passo Antermoia (2770 m) e ci prende un senso di sconforto... Devo dire però che a farlo è più semplice di quanto si pensi, e la voglia di vedere lo spettacolo che ci si trova davanti come ci hanno detto alcuni trekkers non fa sentire la fatica di spallare e superare insidiosi gradoni di roccia.  Confermo! Spettacolo unico a 360°  dalla Marmolada , al gruppo del Sella, al Sassopiatto, alle Pale, allo Sciliar... da lacrime agli occhi! 
Pure la discesa che a guardare il canalone di rocce frantumate non invita invece si rivela tecnica ma piacevole e divertente! Trovo anche un fossile di conchiglia su una roccia. Il panorama aumenta di livello, incanalandosi tra le crode e creando un anfiteatro dove al centro brilla il lago glaciale d' Antermoia, una perla blu incastonata tra pareti nere da un lato e bianche dall'altro... che voglia di mettere almeno le gambe nella sua gelide acque! 
Si prosegue in saliscendi prima verso il Rif d'Antermoia, poi salendo al Passo Dona (Mantello). Qua il panorama cambia radicalmente, lasciandosi alle spalle la nuda roccia bianca e aprendo a lussureggianti vedute di verdi pascoli e dolci pendii.
 La discesa suggerita prosegue dopo un pezzo sul 578 deviando sulla sinistra verso il 555 ma sconsiglio la cosa, in quanto il sentiero è una profonda trincea su rocce smosse e scivolose in quanto vi scorre un rivolo d'acqua, il tutto su infiniti e tretti tornantini... 
Suggerisco di continuare a scendere per il bel sentiero su erba e terra n.578, raggiungendo la carrabile 532 che sale al Passo Duron. sono 2 km di strada bianca in più e 60 m di dislivello aggiuntivo ma ne vale veramente la pena e si risparmia un sacco di tempo e di incazzatura. 

Risalita la dura strada verso il Passo Duron (2190 m) si prende sulla destra il sentiero 4, molto frequentato da pedoni, mucche ed e-bike, in un lungo saliscendi sino al Rif Sassopiatto (2300 m). Orde di turisti ci fanno desistere dal fermarsi. Il sentiero Federico Augusto ci attira... ma sembra un corridoio di un centro commerciale alla vigilia di Natale... 
C'e pure il cartello di divieto per le bici, ma quello lo abbiamo trovato praticamente su tutti i sentieri fatti, forestali comprese e ci abbiamo fatto il callo. 
Prendiamo quindi il 533, tecnico ma superlativo (nonostante un mio volo soft sul prato) fino a Malga Micheluzzi (1860 m) dove alla gentile barista chiediamo info su dei sentieri alternativi per ridurre al minimo la strada bianca a scendere ma ci avverte che il bosco non è ancora stato ripulito delle devastazioni e amareggiati desistiamo, annegando la delusione nella birra.  
Seguiamo quindi la traccia in un bel sentiero tutto radici fino a Baita Fraina, poi forestale e asfalto fino alla lunga e affollata ciclabile che da Campitello ci riporta a Moena.
Un tour splendido, panorami da 10+ e nemmeno tanto da spallare/spingere. Potrebbe essere migliorato ulteriormente variando alcune discese.   Stra-consigliato!

AVVISI !!
 - forestale da Moena a Passo Carezza chiusa per diversi cantieri, evitare di farla nei gg lavorativi !
- praticamente tutti i sentieri fatti hanno il cartello (nuovo) di divieto alle bici o l'obbligo di bici alla mano, eccetto la salita al Passo Duron e la ciclabile in Val di Fassa; siete avvisati! 😏



DIVERTIMENTO :  9
DIFFICOLTA'      : 8
PANORAMA       :  10
NOTE:  giro da top ten!

DATI RIEPILOGATIVI:

Lunghezza: 73km, ↗2970m, ↘2970m
Tempo: 1:07:23:17d
In movim.: 10:50:22h
Inizio: giovedì 15 agosto 2019 08:50:49
Fine: venerdì 16 agosto 2019 16:14:06


TRACCIA:

 
FOTO :
L'ALBUM COMPLETO lo trovate cliccando qui:  GOOGLE PHOTO

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